La parte che avanza/Mi abbatto e sono felice

Data

Ott 06 2022
Expired!

Ora

20:30

Costo

€2.00

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PROSA

La parte che avanza/Mi abbatto e sono felice

Costo del biglietto:
INTERO € 2,00

Biglietteria:
-Online su
Ciaotickets
-Presso il Teatro un’ora prima dell’evento

 

STATION2STATION PRESENTA:

LA PARTE CHE AVANZA (PROIEZIONE CORTOMETRAGGIO)

L’Arcipelago delle Svalbard, a 1300 km di distanza dal Polo Nord, è il luogo dove la popolazione di orsi sorpassa quella umana, dove sementi da tutto il mondo sono conservate sotto il permafrost, dove convivono cittadini di oltre 43 diverse nazionalità, dove non ci sono eserciti, dove nessuno nasce e dove nessuno può essere sepolto.

All’interno dello spettacolo SVALBARD, l’azione teatrale è direttamente connessa al cortometraggioL’attrice dà voce a se stessa e al suo marito visibile nel video, l’Ingegnere che ha abbandonato lei, compagna di una vita, così come la propria carriera e tutte le abitudini della vita ordinaria. Sensibile alle modificazioni climatiche, decide di applicare le sue conoscenze a un’impresa apparentemente impossibile. Alle Svalbard vaga nella spettacolare cornice del paesaggio polare: crea percorsi e indica punti secondo un suo personale disegno, altrettanto preciso quanto indecifrabile.

 

MI ABBATTO E SONO FELICE

Disagio, crisi, scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento globale, etc..
Ma come, nell’era del benessere ci sono tutti questi problemi?! La felicità dell’uomo occidentale pare essere direttamente proporzionale a quanto produce e quanto consuma: producendo si ottiene denaro e più denaro si possiede, più si consuma e ci si sente felici. Siamo certi di questa affermazione?

Molti di noi avrebbero la risposta pronta, ma a parole siamo bravi tutti. Sono i fatti quelli che contano. Pensiamo per un attimo alla tensione che scorre all’ora di punta nei centri delle città, quando basta un clacson per far scoppiare una rissa. Pensiamo all’invidia nei confronti di chi ottiene un passaggio di livello, ai continui piagnistei delle persone davanti a uno spritz, ai milioni di finanziamenti suicidi per assicurarsi un’ automobile da 40.000 euro, alle farmacie prese d’ assalto da una popolazione malata e acciaccata.
Vi sembrano segni di un popolo felice? La risposta pare piuttosto scontata.

Eppure i capi dei governi invitano a consumare di più, a produrre di più, con un inevitabile incremento della frustrazione umana. Le lotte di potere sono all’ordine del giorno e a qualsiasi livello. Dall’altra parte gli stessi capi dei governi parlano dei problemi di inquinamento, rifiuti tossici, surriscaldamento globale,… Anche qui si riscontra un paradosso non indifferente. Si spinge a produrre e a consumare di più e poi ci si lamenta di come il pianeta stia andando a rotoli?

Siamo la specie più invasiva della Terra, accecata da un materialismo dilagante. L’ipocrisia è all’ordine del giorno. In tutto questo, l’unica ancora di salvezza è l’Amore. L’unica variabile impazzita, l’unica variabile a sfuggire alle leggi della fisica e della chimica. L’amore per se stessi, per le altre creature e per il pianeta che ci ospita potrà salvarci da un declino altrimenti inarrestabile.

L’amore non costa, non crea PIL, non inquina, è scomodo perché fa ammalare di meno, perché sfugge alle statistiche, perché non è tassabile, almeno per ora. “Mi abbatto e sono felice” non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale. Si autoalimenta grazie allo sforzo prodotto dall’attore in scena, che pedalando per un’ora intera su una bicicletta recuperata nel garage del nonno, fa girare una dinamo collegata ad un faro, che si illumina a seconda dell’intensità della pedalata.

Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e originali di nonno Michele.
È l’attore ad accompagnare il pubblico in alcune esperienze sensoriali, suonando uno strumento a percussione in legno, realizzato a mano da un artigiano africano. Lo spettacolo si presta a stimolanti sinergie con enti che si occupano delle questioni legate alla salvaguardia dell’ambiente, all’eco-sostenibilità, alla decrescita felice. L’intenzione è quella di sensibilizzare trasversalmente la cittadinanza, attraendo anche un pubblico solitamente non avvezzo al teatro.

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