Ferdinando

Data

Nov 20 2021
Expired!

Ora

21:00

Costo

€10.00

Ferdinando

Biglietti acquistabili online su Ciaotickets
Biglietteria c/o Accademia dello Spettacolo – Via Villar 25 lun/ven dalle 15:00 alle 18:00
Biglietteria presso il Teatro Murialdo un’ora prima dell’evento.

Intriso d’intensi dialoghi, il testo mette in scena una situazione “domestica” nel momento di passaggio dal regno borbonico a quello dei Savoia, un fine Ottocento esausto ricostruito all’interno di una villa, dimora/prigione paludosa della decaduta Donna Clotilde, rappresentante di un nucleo sociale che s’incammina verso un futuro grigio.
A lei si uniscono la cugina “pezzente”, Gesualda, e il parroco Don Catello, mescolando in questo modo una vicenda di rapporti umani velati e distruttivi, una “perfezione” triangolare dalle atmosfere fosche sconvolta dall’arrivo del personaggio del titolo, Ferdinando, nipote della nobildonna che diventerà soggetto/oggetto delle attenzioni morbose dei tre. Tenendosi ben lontani dal mero bozzetto localistico – il dialetto assurge a unico e assoluto idioma che pulsa
dall’interno dell’opera tutta
 – assistiamo a una liturgia della dannazione, una messa funebre di voci, gesti, movimenti, mezze verità e desiderio represso, soddisfatto, ricordato, perduto. È un’angoscia del vivere, delle paure e delle speranze di uomini e donne esclusi, che si portano addosso l’odore del sud, non quello piacevolmente salato del mare e della pelle riscaldata dal sole, ma quello acre della sconfitta che può diventare volontà di reagire oppure – ed è il caso della pièce – autoreclusione: Donna Clotilde allontanatasi dalla realtà, “malata” in quello stato di osmosi con il letto/catafalco e che passa il tempo a vessare Gesualda; quest’ultima dotata di una voglia di libertà sfogata nella tresca con Don Catello. Si muovono ritualmente in quello che sembra essere più un santuario che una stanza, per uno spettacolo dalla
forte cifra carnale
 che però rimane quasi soffocata. Tutto si sviluppa in un clima ossessivo e trasgressivo, una cappa in cui si accumula tutta la rabbia e la violenza in un ritmo incalzante, e nelle cangianti sfumature psichiche, di un inconscio che gradualmente si mostra insieme alla situazione da “giallo” della vicenda, con l’agnizione finale di un Ferdinando che non è chi dice di essere.

Annibale Ruccello.
Riscoperto e riproposto in questi ultimi anni, è stato tra quelli che ha ridato grande importanza al testo, a una “drammaturgia della lingua” che riuscisse a fondere la tradizione, appunto, con la “napoletanità” del proprio modo di essere e pensare, del dialetto, destreggiandosi in una società profondamente alterata dalla cultura di massa a lui contemporanea che “imbarbariva” il linguaggio. La sua è una “drammaturgia al femminile”, da un lato perché si è concentrata su fi gure, diremmo oggi, borderline – esclusi perché “diversi”, i cosiddetti femminielli – e dall’altro perché ha visto muoversi personaggi femminili psicologicamente ambigui e sfaccettati. Se per il primo aspetto potremmo pensare a “Notturno di donna con ospiti” (1983), per l’altro dobbiamo rivolgerci a “Ferdinando”, dramma vincitore di due premi IDI – nel 1985 come testo teatrale e l’anno successivo come miglior messinscena.

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